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SIBERIA IN BICI D’IVERNO

DOVE VADO

Partirò il 5 Febbraio per Magadan, una città portuale di fronte alla Kamchatka (se hai giocato a Risiko sapete dov’è). Siamo all’estremo Est della Siberia per intenderci. Da li voglio pedalare in direzione Nord fino a raggiungere il Polo del Freddo, ovvero il luogo più gelido della Terra in cui sono state registrate temperature di -72°C. Questi saranno i primi 1200 Km e se non ci lascio le penne qui, vado avanti. Se riesco a pedalare più o meno altri 1200 Km arriverò a Yakutsk, una grossa città mineraria sulle rive del fiume Lena. Dovrebbe essere la prima volta che qualcuno tenta di attraversare la Siberia in pieno inverno con la bici. Questo tratto di strada è conosciuto come “Strada delle ossa” per i milioni di prigionieri morti durante la sua costruzione nell’Unione Sovietica di Stalin. Ci vive pochissima gente in questa regione e quindi dovrò essere autosufficiente e dormire in tenda con  temperature speriamo mai sotto i -60°C. Il viaggio potrebbe finire qui ma l’idea è quella di continuare poi verso sud (quindi verso temperature più miti) fino ad incrociare la transiberiana. La seguirò fino in Mongolia. Se sarò soddisfatto tornerò a casa altrimenti attraverserò il deserto del Gobi e poi Cina fino a Pechino.

A quel punto farò un esame sulla mia soddisfazione, se mi bocciano voglio attraversare tutta la Cina e il deserto del Taklamakan fino in Kirgistan. Già che sarò li, andrò in Tagikistan lungo la famosa Pamir highway e poi in Afganistan. Poi su fino in Uzbekistan e quindi a Thaskent. Qui ero già arrivato qualche anno fa con un tandem ed un amico ipovedente ma la guerra civile ci aveva costretti a rinunciare al nostro sogno di arrivare fino in IndiaMappa-viaggio-Siberia

A grandi linee questo sarà il mio tragitto, pieno di bellissime variabili e di piani B. Esiste un modo più libero di fare ciò che uno adora?

PERCHÈ IN SIBERIA D’INVERNO 

Perché voglio attraversare la Siberia in inverno non lo so di preciso, sono stato in così tanti posti che, in questo momento, ho davvero bisogno di qualcosa di eccitante e tosto. Di buttare due stracci nelle borse e partire per le strade convenzionali mi sono un pò stancato. Questa volta ho voglia di studiare, di leggere tutto quello che è stato scritto dai viaggiatori prima di me, di imparare come accendere un fuoco a quelle temperature. Ho voglia di avere paura, di essere consapevole che ci possono essere un’infinità di probabilità che io non ce la faccia. Voglio tornare a viaggiare come quella volta in Tibet e di strade così isolate non ne sono rimaste più. Poi io della Siberia non conosco nulla. Non so chi ci vive, chi sono, di che etnia, che lingua parlano, come cavolo fanno a vivere lassù. Voglio conoscere questa gente e imparare il più possibile. Non ho mai incontrato nessuno che sia andato a viaggiare in Siberia, è forse l’unico luogo ancora inesplorato della Terra. Mi era passato per la testa anche di andare in Alaska, sempre d’inverno. Ma su quella strada ci fanno le serie televisive dei camionisti e poi è America, ci hanno insegnato loro cosa dobbiamo sognare e la loro filosofia non mi piace più da un bel po’. Quindi vado in Siberia per conoscere quello che pochi sanno, e voglio vederlo con i miei occhi. Poi piantare la tenda sulla Taiga congelata a -50°C mi dà l’idea di una cosa da provare in questa vita.

COSA VADO CERCANDO

Per molta gente partire è quel sogno a cui t’aggrappi per tutta la vita, che magari ti permette di galleggiare in un sistema in cui non ti riconosci ma che ti tiene stretto. “Basta! Mollo tutto e parto!” Credo che almeno 7 miliardi di persone lo abbiano pensato almeno una volta nella vita. Purtroppo solo pochi hanno la possibilità e il coraggio di farlo. Io ci sono cascato addosso per sbaglio al PARTIRE. Stordito ventenne senza uno straccio di passione né talento, annoiato dalla vita che non era ancora iniziata, ho fatto un biglietto aereo perché avevo paura di morire (leggi sul mio blog “Perché ho deciso di viaggiare). Da quel giorno ne sono dipendente.

Io cerco la migliore qualità della vita possibile. Ad ogni viaggio porto con me un’infinità di aspettative che inevitabilmente vengono spazzate via da una realtà cento volte migliore dei miei sogni. Esiste un altro aspetto della vita che ti possa dare questo? Sicuramente l’amore, sicuramente un figlio. Ma per i mezzi che ho oggi , partire è la cosa migliore che mi possa capitare. Moltissime persone non si ricordano cosa hanno fatto ieri, quando sei in sella alla tua bici, ieri te lo ricorderai per sempre. È durato un’infinità di tempo e hai fatto più cose e conosciuto più persone che in un mese al bar del tuo paese. Nel viaggio io cerco l’immortalità, la consapevolezza di ogni istante, l’assoluta libertà di farne ciò che meglio credo. Solo la strada mi dice dove devo andare, e a volte anche no!

SOLITUDINE

Ho viaggiato molte volte da solo e ho viaggiato molte volte con compagni/e. In questo periodo della vita è di nuovo il momento di partire solo. Primo perché non ho trovato nessuno che venga in Siberia a -50°C e soprattutto perché, per il carattere che ho, è molto più facile così. Non ho ricordi di avere mai sofferto la solitudine. La vado cercando e m’impegno pure. L’associo a una forma di purezza. Nessuno sa chi sei, nessuno ha una visione di te se non quella che tu gli dai. Non hai modo di confrontarti con nessuno se non con la gente che incontri per strada. In tutti i miei viaggi ho sempre conosciuto un’infinità di persone, in più quando ero solo che quando viaggiavo in due, a volte la compagnia di un compagno/a ti basta e non cerchi altri incontri.  L’essere umano è un animale sociale, e nonostante io adori starmene per i fatti miei, quando incontro la “civiltà” dopo settimane di isolamento, mi ci tuffo a pesce. Forse adoro la solitudine perché mi fa apprezzare molto di più stare con la gente. È come mangiare la Nutella solo in poche occasioni, è senza dubbio più golosa.

LA MIA META FINALE

In tutti i miei viaggi esiste solo il punto d’inizio e mai quello di arrivo. Non pianifico dove voglio arrivare ne quando, figuriamoci per quale strada. Un viaggio è così un’esperienza intima che pretendere di pianificarlo è come decidere a otto anni chi sarà tua moglie. In alcune culture lo fanno ma ne conosco pochi di matrimoni idilliaci. Solo un atleta ha una meta da raggiungere, ma io non ho nulla a che fare con uno sportivo. Non mi alleno per andare più forte , per battere il mio avversario, per arrivare primo (leggi il mio blog “Quanto mi devo allenare per un viaggio in bicicletta”) Non mi alleno e basta. Io viaggio, e la bici è secondo me il mezzo migliore per farlo. Se decidessi di partire da qui per arrivare fino a lì e non ci riuscissi? Cos’è una sconfitta? Sto facendo la cosa che più mi piace in questa vita e potrei fallire? Io vado avanti finché non mi viene voglia di fare dell’altro, senza dover rendere conto a nessuno se non alla mia felicità.

Quindi non ho la più pallida idea fino a dove arriverò in questo viaggio, so solo che sarò felice. Le mie aspettative sono molteplici e addirittura ambiziose, so che quello che troverò sarà tutt’altra cosa, ma vivo di questo. Voglio vedere cosa sarò dopo aver attraversato tutta quella strada. Avrò qualche pelo di barba bianco e qualche capello in meno, ma chissà cosa mi sarà successo nel mentre. Chi avrò incontrato, a cosa avrò pensato, di chi mi sarò innamorato. Il viaggio s’ingegna per farti accadere le cose che più desideri, ancora prima che appaiano nel cassetto dei sogni. Mi sento spaventosamente fortunato per la vita che ho fatto e mi viene la pelle d’oca a pensare quella che sarà. Dopo vani tentativi, in questo viaggio voglio provare a realizzare una specie di documentario su questa esperienza.

Avrò con me un sacco d’attrezzatura per filmare e una valanga di batterie. Fare riprese in uno degli ambienti più estremi del pianeta credo sarà davvero un’impresa di gran lunga più difficile che pedalare. Ma se la cosa riesce avrò qualcosa di davvero unico e allora invierò la mia esperienza a tutti i festival d’avventura del mondo. Provare non costa niente.