SIBERIA IN BICI D’IVERNO

DOVE VADO

Partirò il 5 Febbraio per Magadan, una città portuale di fronte alla Kamchatka (se hai giocato a Risiko sapete dov’è). Siamo all’estremo Est della Siberia per intenderci. Da li voglio pedalare in direzione Nord fino a raggiungere il Polo del Freddo, ovvero il luogo più gelido della Terra in cui sono state registrate temperature di -72°C. Questi saranno i primi 1200 Km e se non ci lascio le penne qui, vado avanti. Se riesco a pedalare più o meno altri 1200 Km arriverò a Yakutsk, una grossa città mineraria sulle rive del fiume Lena. Dovrebbe essere la prima volta che qualcuno tenta di attraversare la Siberia in pieno inverno con la bici. Questo tratto di strada è conosciuto come “Strada delle ossa” per i milioni di prigionieri morti durante la sua costruzione nell’Unione Sovietica di Stalin. Ci vive pochissima gente in questa regione e quindi dovrò essere autosufficiente e dormire in tenda con  temperature speriamo mai sotto i -60°C. Il viaggio potrebbe finire qui ma l’idea è quella di continuare poi verso sud (quindi verso temperature più miti) fino ad incrociare la transiberiana. La seguirò fino in Mongolia. Se sarò soddisfatto tornerò a casa altrimenti attraverserò il deserto del Gobi e poi Cina fino a Pechino.

A quel punto farò un esame sulla mia soddisfazione, se mi bocciano voglio attraversare tutta la Cina e il deserto del Taklamakan fino in Kirgistan. Già che sarò li, andrò in Tagikistan lungo la famosa Pamir highway e poi in Afganistan. Poi su fino in Uzbekistan e quindi a Thaskent. Qui ero già arrivato qualche anno fa con un tandem ed un amico ipovedente ma la guerra civile ci aveva costretti a rinunciare al nostro sogno di arrivare fino in IndiaMappa-viaggio-Siberia

A grandi linee questo sarà il mio tragitto, pieno di bellissime variabili e di piani B. Esiste un modo più libero di fare ciò che uno adora?

PERCHÈ IN SIBERIA D’INVERNO 

Perché voglio attraversare la Siberia in inverno non lo so di preciso, sono stato in così tanti posti che, in questo momento, ho davvero bisogno di qualcosa di eccitante e tosto. Di buttare due stracci nelle borse e partire per le strade convenzionali mi sono un pò stancato. Questa volta ho voglia di studiare, di leggere tutto quello che è stato scritto dai viaggiatori prima di me, di imparare come accendere un fuoco a quelle temperature. Ho voglia di avere paura, di essere consapevole che ci possono essere un’infinità di probabilità che io non ce la faccia. Voglio tornare a viaggiare come quella volta in Tibet e di strade così isolate non ne sono rimaste più. Poi io della Siberia non conosco nulla. Non so chi ci vive, chi sono, di che etnia, che lingua parlano, come cavolo fanno a vivere lassù. Voglio conoscere questa gente e imparare il più possibile. Non ho mai incontrato nessuno che sia andato a viaggiare in Siberia, è forse l’unico luogo ancora inesplorato della Terra. Mi era passato per la testa anche di andare in Alaska, sempre d’inverno. Ma su quella strada ci fanno le serie televisive dei camionisti e poi è America, ci hanno insegnato loro cosa dobbiamo sognare e la loro filosofia non mi piace più da un bel po’. Quindi vado in Siberia per conoscere quello che pochi sanno, e voglio vederlo con i miei occhi. Poi piantare la tenda sulla Taiga congelata a -50°C mi dà l’idea di una cosa da provare in questa vita.

COSA VADO CERCANDO

Per molta gente partire è quel sogno a cui t’aggrappi per tutta la vita, che magari ti permette di galleggiare in un sistema in cui non ti riconosci ma che ti tiene stretto. “Basta! Mollo tutto e parto!” Credo che almeno 7 miliardi di persone lo abbiano pensato almeno una volta nella vita. Purtroppo solo pochi hanno la possibilità e il coraggio di farlo. Io ci sono cascato addosso per sbaglio al PARTIRE. Stordito ventenne senza uno straccio di passione né talento, annoiato dalla vita che non era ancora iniziata, ho fatto un biglietto aereo perché avevo paura di morire (leggi sul mio blog “Perché ho deciso di viaggiare). Da quel giorno ne sono dipendente.

Io cerco la migliore qualità della vita possibile. Ad ogni viaggio porto con me un’infinità di aspettative che inevitabilmente vengono spazzate via da una realtà cento volte migliore dei miei sogni. Esiste un altro aspetto della vita che ti possa dare questo? Sicuramente l’amore, sicuramente un figlio. Ma per i mezzi che ho oggi , partire è la cosa migliore che mi possa capitare. Moltissime persone non si ricordano cosa hanno fatto ieri, quando sei in sella alla tua bici, ieri te lo ricorderai per sempre. È durato un’infinità di tempo e hai fatto più cose e conosciuto più persone che in un mese al bar del tuo paese. Nel viaggio io cerco l’immortalità, la consapevolezza di ogni istante, l’assoluta libertà di farne ciò che meglio credo. Solo la strada mi dice dove devo andare, e a volte anche no!

SOLITUDINE

Ho viaggiato molte volte da solo e ho viaggiato molte volte con compagni/e. In questo periodo della vita è di nuovo il momento di partire solo. Primo perché non ho trovato nessuno che venga in Siberia a -50°C e soprattutto perché, per il carattere che ho, è molto più facile così. Non ho ricordi di avere mai sofferto la solitudine. La vado cercando e m’impegno pure. L’associo a una forma di purezza. Nessuno sa chi sei, nessuno ha una visione di te se non quella che tu gli dai. Non hai modo di confrontarti con nessuno se non con la gente che incontri per strada. In tutti i miei viaggi ho sempre conosciuto un’infinità di persone, in più quando ero solo che quando viaggiavo in due, a volte la compagnia di un compagno/a ti basta e non cerchi altri incontri.  L’essere umano è un animale sociale, e nonostante io adori starmene per i fatti miei, quando incontro la “civiltà” dopo settimane di isolamento, mi ci tuffo a pesce. Forse adoro la solitudine perché mi fa apprezzare molto di più stare con la gente. È come mangiare la Nutella solo in poche occasioni, è senza dubbio più golosa.

LA MIA META FINALE

In tutti i miei viaggi esiste solo il punto d’inizio e mai quello di arrivo. Non pianifico dove voglio arrivare ne quando, figuriamoci per quale strada. Un viaggio è così un’esperienza intima che pretendere di pianificarlo è come decidere a otto anni chi sarà tua moglie. In alcune culture lo fanno ma ne conosco pochi di matrimoni idilliaci. Solo un atleta ha una meta da raggiungere, ma io non ho nulla a che fare con uno sportivo. Non mi alleno per andare più forte , per battere il mio avversario, per arrivare primo (leggi il mio blog “Quanto mi devo allenare per un viaggio in bicicletta”) Non mi alleno e basta. Io viaggio, e la bici è secondo me il mezzo migliore per farlo. Se decidessi di partire da qui per arrivare fino a lì e non ci riuscissi? Cos’è una sconfitta? Sto facendo la cosa che più mi piace in questa vita e potrei fallire? Io vado avanti finché non mi viene voglia di fare dell’altro, senza dover rendere conto a nessuno se non alla mia felicità.

Quindi non ho la più pallida idea fino a dove arriverò in questo viaggio, so solo che sarò felice. Le mie aspettative sono molteplici e addirittura ambiziose, so che quello che troverò sarà tutt’altra cosa, ma vivo di questo. Voglio vedere cosa sarò dopo aver attraversato tutta quella strada. Avrò qualche pelo di barba bianco e qualche capello in meno, ma chissà cosa mi sarà successo nel mentre. Chi avrò incontrato, a cosa avrò pensato, di chi mi sarò innamorato. Il viaggio s’ingegna per farti accadere le cose che più desideri, ancora prima che appaiano nel cassetto dei sogni. Mi sento spaventosamente fortunato per la vita che ho fatto e mi viene la pelle d’oca a pensare quella che sarà. Dopo vani tentativi, in questo viaggio voglio provare a realizzare una specie di documentario su questa esperienza.

Avrò con me un sacco d’attrezzatura per filmare e una valanga di batterie. Fare riprese in uno degli ambienti più estremi del pianeta credo sarà davvero un’impresa di gran lunga più difficile che pedalare. Ma se la cosa riesce avrò qualcosa di davvero unico e allora invierò la mia esperienza a tutti i festival d’avventura del mondo. Provare non costa niente.

IL MIGLIOR POSTO DOVE ESSERE DERUBATI

Racconto tratto dal viaggio Addis Abbaba – Cape Town pubblicato il 24/01/2014 Nkhata bay, Malawi

All’intravedere il lago dalla cima delle colline della Tanzania il nostro entusiasmo sale al massimo, a capofitto ci precipitiamo giù per la discesa e non vediamo l’ora di essere nel tanto sospirato Malawi. Alla frontiera non devo nemmeno pagare per il visto come in tutti gli altri paesi  e, un sorriso strappato alla bella e tenebrosa doganiera, mi riempie di aspettative positive per i prossimi giorni. Appena passato il fiume che demarca il confine, puff! scompaiono le macchine, non ci sono più camion. Un sacco di gente che va avanti e indietro a piede e una moltitudine di biciclette. Wow! E’ il posto perfetto per la bici, forse è il posto di cui avevamo bisogno. Per la strada tutti gentilissimi, sorrisi, pollici alzati e qualche bambino che urla il solito “Mzunghu” (uomo bianco). Costeggiamo il lago Malawi per qualche giorno assaporando un po di meritato relax lungo le sabbiose spiagge. La nostra meta però è più a sud e ci muoviamo con calma ma non troppa, dovremo cambiare le catene delle bici, riparare le borse bucate e un sacco di altre cose che richiederanno qualche giorno di bici in cavalletto. Per questo cerchiamo la spiaggia giusta. Scavalchiamo alte colline e godiamo della splendida vista, dell’ottimo cibo e della compagnia di sta bella gente sempre disponibile e gentile.04-malawy

Senza eccessive fatiche scendiamo dalle colline e finalmente arriviamo a Nkhata Bay, la nostra meta per i prossimi giorni. Già l’arrivo non è dei migliori, discutiamo inutilmente come due bambini su qual’è il posto migliore dove stare e questa tensione nell’aria tra di noi non ci da il ben venuto. Optiamo per un campeggio che ci richiede l’ultima ripida salita e alla fine riusciamo a piantare la tenda proprio a ridosso delle lievi onde del lago. Ci riappacifichiamo come due innamorati quali siamo seduti sulle rocce vista lago e scendiamo in paese per una meritata cena ma ne’ abbondante ne’ saporita, per fortuna a poco prezzo. Risaliamo la ripida salita e ci rilassiamo un po, leghiamo le bici e ci facciamo un paio di birrette nel bar del campeggio. Al ritorno non ci posso credere, tenda aperta e telo strappato…merda! subito penso alle scimmie e al cibo magari lasciato dentro…invece no! non ci sono più le borse di Federica né le due borse frontali con le macchine fotografiche, GPS e tutto il resto. In questi casi l’incredulità è il primo sentimento che sfiora il cervello, seguito da rabbia e poco dopo dalla disperazione. Cazzo ci hanno fregato tutto. Federica sbotta di brutto, ha perso anche le mutande e sopratutto il suo computer con tutte le foto di questo viaggio e di tutti gli altri. Merda merda merda!…una miriade di pensieri cominciano a passare per la testa, e non riesco a focalizzarne uno per agire e fare qualcosa. Chiamo i guardiani li in giro che allarmano altri e tutti ci mettiamo a cercare sulla spiaggia nel caso i ladri si fossero sbarazzati della refurtiva senza valore. Inebetito mi perdo a cercare tra l’erba alta a ogni tanto torno da Federica per tentare di dirle qualcosa per rasserenarla. Sfido chiunque a farsi venire in mente un pensiero sensato da dire in situazioni come questa. Da li a poco arriva Alice, la proprietaria del posto che rimane scioccata e dispiaciuta quasi quanto noi. Raduna i suoi lavoranti e li sparpaglia in giro per cercare meglio, i ladri non possono essere andati lontani. L’unica cosa che ci resta da fare è andare alla polizia a denunciare l’accaduto. Seguiamo Alice su per la collina al suo scassato pick-up. Prendiamo una lunga rincorsa per riuscire a saltare in strada e nel fare retromarcia un sacco di gente del posto salta sul cassone e c’accompagna dalla polizia. A quanto pare questa è una cosa che non succede tanto spesso visto il grande movimento di gente appena la notizia inizia a girare.  Arrivati  dalla polizia chiedo ai ragazzi della nostra scorta che, se avessero mai notizie di dove possa essere finita la nostra roba, noi saremo disponibilissimi a ricomprarcela al mercato nero senza che la polizia sappia niente. Sembra che la cosa non sia tanto una sparata visto come diventano operativi subito.  Davanti ad un poliziotto in tenuta bianca scriviamo su un foglio la lista delle cose che ci hanno rubato e ad ogni voce aggiunta un colpo al cuore. Le due macchine fotografiche, tutti gli obiettivi, il computer, giacche in gorotex e tutto per la bici. A lista stilata il maltolto ammonta a un bel po di migliaia di euro. Alice scrive per me la deposizione visto che se ci provo io col mio inglese rimaniamo qui fino all’alba. Ci spiegano come opereranno: alcuni setacceranno la spiaggia della baia mentre altri metteranno dei posti di blocco sulla strada che va a sud e su quella che va a nord. Il pericolo da scongiurare e che il ladro tenti di raggiungere la città di Mzuzu  per tentare di rivendere la refurtiva. Alice ci riaccompagna al campeggio e sta volta un poliziotto viene con noi per analizzare la scena del crimine. Un classico, sono venuti dal lago in barca e hanno preso le prime cose che li sono capitate per mano. Ci spostiamo in un bungalow e trasciniamo in fretta e furia le nostre cose e ciò che rimane della tenda. Ma perche c’è successo questo? come è stato possibile? Mille sono le domande a cui è impossibile dare una risposta. Ci consoliamo immaginando come un ladro in questo piccolo villaggio possa ricavare qualcosa da tutto quel ben di dio che ha portato via. Ci sono rimasti tutti i caricabatterie e quindi macchine fotografiche, computer ecc. sono difficili da piazzare. Le borse impermeabili le avranno gettate e magari anche i vestiti che forse domani mattina troveremo sulla spiaggia trasportati dalle onde. Pensiamo a ogni ipotesi, anche di prendere un autobus e andare in città a Mzuzu facendo finta di cercare una macchina fotografica da comperare al mercato nero sperando che ci capiti per mano la nostra. Una volta analizzato anche la più cretina delle ipotesi iniziamo a pensare a cosa fare adesso. Torniamo a casa? continuiamo? e se si, come facciamo ad avere tutto quello che ci serve per tornare a pedalare? Subito penso all’irrinunciabile supporto di mio padre che a tal notizia avrebbe mosso mari e monti per spedirci il nuovo materiale. L’intera notte la passo pensando a chi chiedere per mettere insieme tutto quanto e poi farmelo spedire fino qua giù in Africa.02-malawy

Al mattino ci trasciniamo a fare colazione sulla lunga tavolata del campeggio e tutti gli ospiti e, sopratutto il personale, ci accolgono in un abbraccio di supporto.  Una cosa così non succedeva da un sacco di tempo e sono tutti immensamente dispiaciuti. Parliamo con lo staff su cosa possiamo fare e ci danno pieno supporto per il tempo che necessiteremo per rimetterci in moto e ripartire. Possiamo stare nel bungalow e far spedire qui la roba dall’Italia. Con Federica ci mettiamo a stilare la stessa lista fatta ieri sera al commissariato ma con affianco il modo più economico e rapido per recuperare il maltolto. Il nome  di  molti miei amici è accanto ad ogni cosa che ci serve, adesso non mi resta altro che contattarli tutti e vedere se sono disponibili a prestarci braghe, guanti, scarpe e maglie per ripartire. La cosa più complicata da recuperare ci sembrano le lenti a contatto della Fong che devono essere ordinate con qualche bel giorno di anticipo. Studiamo anche le clausole della nostra assicurazione per vedere se salta fuori qualche euro in più. Prima che ci sia servita la colazione arriva un folto gruppo di uomini in camicia elegante, sono tutti poliziotti e vogliono parlare con noi. Seduti in cerchio vogliono sapere cos’è accaduto nei dettagli. Ostrega! adesso ci sembra davvero una roba seria. Il capo ci rassicura e ci spiega ancora una volta come stanno operando e si congeda dicendoci che in casi come questi abbiamo il 50% di probabilità di ritrovare la refurtiva. A noi ci sembra un po troppo ottimista ma ci fa ben sperare.07-malawy

Torniamo ai piani per recuperare tutto e siamo anche in grado di farci tornare un timido sorriso. Ora devo solo trovare il modo migliore e più indolore che mai di dare la notizia a casa, sono però sicuro che mio padre si divertirà in tutta questa operazione di recupero materiale. Appena questo unico pensiero positivo svanisce sento urlare Alice, “hanno trovato la vostra roba, hanno trovato la vostra roba” salta, è più contenta di noi. Il ragazzo che ha preso la telefonata dalla polizia ci dice che hanno trovato qualcosa e che dobbiamo andare a riconoscere la refurtiva. Durante il viaggio in pick-up rivalutiamo il nostro entusiasmo e a questo punto ci basterebbero le borse e qualche altra cosa davvero indispensabile come i pantaloncini. Appena scesi uno ci fa cenno di seguirlo dentro una stanzino di cui la porta si apre a malapena da quanta gente c’è dentro. Un grossa valigia rosa è sopra un tavolo, lenzuola e vestiti d’ogni genere trasbordano ma sotto a tutto questo vedo il giallo inconfondibile delle scarpe di Federica. Non lo scorderò mai! sembrava di scartare i regali di natale, un poliziotto vede spuntare la fibbia della mia Cannon “che ne dici di questa?” La nostra gioia è incontenibile, accendo la macchina per vedere se va ancora e scatto mentre Federica prende in mano il suo prezioso computer incredula.06-malawy

La stanza è troppo piccola, ci invitano ad uscire e a mettere tutto per terra. Spostiamo maglioni, vecchie scarpe e saltano fuori i miei occhiali, il GPS, la macchinetta di Federica e tutti gli obiettivi. Tutti i suoi vestiti e persino le lenti sono stati ritrovati. Una cosa incredibile, la nostra felicità contagia l’intero corpo di polizia o forse è la loro soddisfazione a contagiare noi. Ricontrolliamo la lista della sera prima, mancano solo le due borse davanti,il mio Mp3, una cassa per ascoltare la musica e il conta chilometri comperato in Kenya che non mi era mai stato simpatico. Ci congediamo e corriamo a casa, per strada diamo la lieta notizia…tutti avevano saputo della nostra sventura della notte prima e ora sono compiaciuti per il lieto fine. Appena arrivati al campeggio tutto lo staff si distende in una risata liberatoria e finalmente l’aria di tensione che si respirava svanisce in un istante. Mamma che gioia. Sta storia ha dell’incedibile. Praticamente il ladro aveva sotterrato la grossa valigia con la nostra roba nel giardino di casa ma la polizia, insospettita dell’inusuale scavo ancora fresco, aveva ritrovato tutto a colpo sicuro.01-malawy

Scendiamo al villaggio felici come non mai, per festeggiare mi faccio tagliare la barba e ci fermiamo a cenare in un ristorante con dell’ottimo cibo locale e birrette. In paese tutti sanno cosa è successo e che abbiamo trovato la refurtiva, sanno anche che la moglie del ladro è in carcere e che sono tutti sulle sue tracce. Gli abitanti della baia sono entusiasti del ritrovamento, sconosciuti ci fermano e si scusano per non essere riusciti a catturarlo, altri giurano vendetta se gli passa per le mani. Una solidarietà incredibile. Una piccola comunità così unita e onesta da farci sentire a casa e anche un poco commossi. Praticamente la notte prima la polizia aveva allertato un po tutti e ascoltato chi aveva visto o sentito qualcosa. E’ stato un massiccio lavoro di gruppo per aiutare due stranieri mai visti prima e non infangare la reputazione di questo magnifico posto. Ora abbiamo le nostre cose e siamo fiduciosi di riuscire a trovare anche le due borse davanti che in caso contrario compreremo su internet e ce le faremo spedire strada facendo. Alice è stata fantastica, ci ha accompagnato avanti ed indietro dal commissariato, triste e distrutta come noi la notte scorsa, e riaccompagnato felice ed entusiasta come una pasqua questa mattina. Visto come sono andate a finire le cose mi sento di dire che forse sta storia è un bene che ci sia successa. Abbiamo condiviso gioie e dolori con la gente del posto, sentito apprensione nei nostri confronti da perte di perfetti sconosciuti e gioito insieme ad un villaggio intero per il lieto fine.

Questa è l’Africa e la sua gente.

SOPRAVISSUTO

Racconto tratto dal diario del viaggio in Tibet

pubblicato il  15/09/2007

I primi giorni dopo che ho lasciato Khasgar sono scivolati lisci sull’asfalto e fra decine di villaggi uiguri (l’etnia che popola la regione dello Xinjiang), l’unico inconveniente è stata la tenda difettosa a cui mancavano fondamentali cuciture che ho rimediato da un esperto sarto del posto. Il mio primo pensiero è stato quello di eludere i posti di blocco lungo la strada e, per fare ciò ho passato due grossi villaggi al mattino presto col buio mentre tutti dormivano, non considerando il fatto che da qui in poi avrei trovato pochissimi altri luoghi dove poter comperare del cibo. La strada asfaltata è finita dopo tre giorni per lasciare il posto a un’orrenda pista tutta buche e sassi tanto da dover pedalare anche in discesa. Ed ecco le salite; giornate intere alla velocità minima consentita dal principio fisico per cui la bici rimanga in equilibrio. 

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Tremila, quattromila metri. Il respiro diventa sempre più affannoso e la fatica insopportabile. Mi fermo ogni duecento metri, un po’ spingo la bici e un po’ prendo lunghe pause. Sento il sangue denso come miele scorrere nelle tempie pulsanti e la testa mi comincia a fare un male cane, lo so è l’altitudine e spero che perdendo quota le cose miglioreranno. Arrivo stremato una sera in un villaggio di tre baracche che si chiama Mazzar, a quota 4300m, oggi ho valicato il mio primo passo sopra i cinquemila metri dopo una settimana passata sui pedali, finalmente mangio un po’ di riso e dormo per terra ma al caldo. Gentilmente mi vendono un po’ di viveri e riparto verso il Tibet. La strada è in condizioni sempre più pietose, le vesciche sul sedere mi obbligano a fermarmi spesso; davanti a me l’imponente catena del Karakoram mi sovrasta mentre io percorro il fondo di una delle sue vallate più profonde. Adesso incominciamo a fare i seri e ci si alza notevolmente, sono partito in pantaloncini corti, adesso pedalo col piumone a -15°C  finché non spunta il sole da dietro l’Himalaya. Mi sento acclimatato per bene, oramai sono dieci giorni che sono quassù e ho superato numerose volte passi a cinquemila metri, la fatica pero’ è sempre la stessa e ci si mette anche il clima a farmi impazzire. Tutte le sere, intorno alle sei, si alza un vento micidiale e si mette a nevicare, pedalare diventa impossibile e ancor di più cercare di montare la tenda, l’unica è aspettare rannicchiato sotto la bici che si calmi un po’ la tormenta e sperare che succeda prima che cali il sole, perché muoversi qui di notte è un suicidio. L’acqua congela nelle bottiglie che tengo dentro alla tenda, il cibo comincia a scarseggiare e troppi villaggi, che nelle mappe dovrebbero esserci, l’incontro in macerie.

sopravissuto-04Comincio davvero a preoccuparmi e le tempeste di neve alla notte non mi rassicurano per niente, pero’ svegliarsi al mattino e vedere tutto innevato e segnare per primo la lunga spianata, che dovrebbe essere la strada, non ha prezzo. Incontro da giorni solo qualche camionista che mi sorride dall’alto della cabina. Se un camion si rompe quassù, prima di vedere qual è il problema, tirano giù la ruota di scorta e le danno fuoco per scaldarsi e non congelare in breve tempo, poi analizzano il guasto e aspettano un altro camion che li porti nel primo villaggio abitato e abbandonano qui il mezzo per ritornare giorni dopo con i pezzi di ricambio. Per più volte ho montato la tenda a ridosso di quest’immensi pachidermi addormentati, unico riparo dal vento in questo deserto gelido. Il cibo lo devo razionare e non è una bella cosa quando chiedo al mio fisico sforzi sovrumani per spingermi sempre più in alto; inoltre per incontrare l’acqua devo fare lunghe deviazioni fino ai lontani letti quasi asciutti dei torrenti. Mi do dell’idiota per non avere portato con me viveri a sufficienza ma oramai siamo qui e studio le prossime tappe per arrivare dove incontrare un po’ di civiltà’. Troverò gente solo dopo il confine tibetano ma prima devo superare il deserto dell’Aksai Chin, un pezzo di Ladakh indiano espropriato dai cinesi senza che nessuno se ne accorgesse per costruirci sopra questa strada di immensa importanza strategica…uno dei luoghi più remoti della terra. Tre giorni a 5200m in un paesaggio mozzafiato che mi ripaga di tutte le mie fatiche, una pianura dai colori intensi circondata da altissime montagne innevate. Il colore dell’oro mi viene a trovare ad ogni tramonto e le lunghissime ombre delle cime disegnano miraggi di dune sulla piana infinita. È insopportabile la fatica a questa quota e, piegato sul manubrio, prendo lunghissime pause per recuperare. Ecco l’ultimo passo, sono finalmente arrivato in Tibet, dopo mille fatiche e sedici giorni sono appena all’inizio del mio viaggio. Incredibilmente non sono mai stato visto durante il mio rocambolesco transito notturno nei checkpoint e ancora mi chiedo come faccio ad essere così fortunato.

sopravissuto-03 Laggiù un villaggio che sembro non raggiungere mai, nessun ristorante letto ma degli operai che stanno sistemando la strada mi danno ospitalità e cibo dentro la loro tenda, e non c’è verso di ricompensarli. Mangio da esplodere, e finalmente sazio manco ci penso alla tormenta di neve che congela tutto fuori dalla mia tendina che ho montato poco lontano dal villaggio. Ancora un’altra mattina gelida ma il solo pensiero di essere finalmente nel paese tra le nuvole mi la forza di pedalare. Dopo alcuni valichi ancora sopra i 5000m comincio piano piano a perdere quota, il mio corpo ne trae un immenso giovamento e riesco a percorrere più chilometri in un giorno. Incontro qualche villaggio e la gente gentilissima mi vende un po’ di cibo. Non sono più in carestia, sapere di avere le borse colme di riso m’infonde una certa temerarietà e forzo un po’ di più sui pedali per recuperare qualche giorno, tanto alla sera non ho più il problema di come inventarmi da mangiatre. Laghi cobalto, distese verdissime, montagne velate di bianco, il Tibet è come sulle cartoline e io ci sono nel mezzo. Essere in un luogo sognato da lungo tempo ti fa sentire fortunato, vivere il proprio sogno un senso di felicita’ ineguagliabile. Sapere poi quanto ti è costato trasforma tutto questo in una sorta di adrenalina che ora scorre dentro come forza vitale e pensi “adesso chi mi ferma più?”.

sopravissuto-05Neve, forature, pantano e freddo…ho passato di peggio e vado avanti, fra pochi giorni sarò ad Ali la capitale della provincia e potrò dare notizie di me a casa. Adesso devo solo fare molta attenzione a non farmi vedere dalle pattuglie dell’agenzia nazionale di sicurezza, il PSB. Dalle informazioni che ho trovato su internet molti che hanno intrapreso il mio stesso viaggio sono stati beccati in questa zona ed espulsi dal paese. Lascio la strada principale e seguo da lontano i piloni del telefono. Scruto continuamente l’orizzonte col binocolo che ho fregato a mio padre prima di partire, e se vedo polveroni alzati da qualche mezzo in arrivo, mi eclisso tra le dune sperando di non essere visto. Ma la fortuna è dalla mia, arrivo nel paese di Rutog senza problemi e mi catapulto nel primo alberghetto che trovo a nascondere la bici. Un letto, dell’ottimo cibo e un telefono per chiamare casa e dire che ce l’ho fatta. Sono riuscito a distillare la felicita’ dalla fatica fisica e mentale. All’alba non mi sembra vero, davanti a me la strada diventa nera nera, è asfalto! In una lunga giornata di 150km arrivo nella capitale, domani sarò nell’ufficio del PSB a spiegargli come cavolo ho fatto ad arrivare fin qui e pregarli in ginocchio di rilasciarmi un visto di transito per continuare il mio viaggio almeno fino alla prossima città. Diciotto giorni e 1500km di fatica, freddo e lucidi pensieri resi trasparenti dalla vita ridotta ai minimi termini, decantata dalle inutili paturnie della vita comune. Tutte le riflessioni che ho fatto lassù credo che un po’ migliore mi abbiano reso o almeno lo spero. Adesso devo solo recuperare i chili persi e studiare le carte verso la mia prossima meta.

COME SPENDERE POCO VIAGGIANDO IN BICICLETTA

Se ti stai per cimentare in un lungo giro in bicicletta, mettiti ben in testa che meno spendi più potrai prolungare la tua avventura. A meno che tu non faccia una sosta di qualche mese, per lavorare, non avrai nessun’altra fonte di guadagno durante il viaggio. L’unico modo per farlo continuare per molto tempo sarà centellinare ogni tua spesa. Ammetto che l’estremizzazione di questo modo di viaggiare rasenta la vita di un senzatetto, ma sta a te rinunciare a qualcosa in base alla tua volontà e stile di vita. Di seguito ti descriverò alcuni comportamenti che io applico per spendere il meno possibile.

1.  Non investire tutto quello che hai nell’equipaggiamento.

Senza dubbio la maggior parte dei tuoi risparmi se ne va per l’equipaggiamento e per la bicicletta, ma valuta molto bene quello che ti puoi permettere in relazione alla durata del tuo viaggio e alla sua difficoltà. Non sdegnare assolutamente il mercato dell’usato, perché si trovano delle ottime occasioni. Una bicicletta di seconda mano o una tenda usata possono fare al caso tuo e permetterti di risparmiare qualche migliaio di euro. Inoltre, adatta tutto quello che hai nel guardaroba al tuo scopo. Il materiale alpinistico va benissimo, ma anche degli indumenti meno tecnici da Outdoor possono bastare. Fai però molta attenzione all’acquisto di materiale di alta qualità, qualora il tuo viaggio ti porti in territori estremi, ne va della tua stessa vita.

2.  Dormi in tenda. 

Il pernottamento è l’altra grossa spesa da affrontare quando si viaggia in autonomia. A volte ricopre l’ottanta per cento dei costi giornalieri e ridurli cambia significativamente le prospettive del tuo viaggio. La cosa migliore quindi è dormire in tenda accampandosi ovunque a costo zero. Se dai un’occhiata al mio articolo “Come campeggiare ovunque in sicurezza”, vedrai che non è poi una cosa così impossibile, anzi racchiude la vera essenza di un’avventura con la A maiuscola. Mi raccomando però, non privarti di qualche bella notte in un ostello,  un po’ di comfort fa sempre bene e conoscere altri viaggiatori è una delle migliori fonti di informazioni per continuare la tua avventura.

3.  Accetta gli inviti.

Non mi piace parlare dell’ospitalità altrui come un modo per risparmiare denaro, ma in questo modo non dovrai pagare una stanza d’albergo.  Al di là delle nostre frontiere, esiste un mondo in cui lo straniero è qualcosa di estremamente prezioso e l’ospitalità sarà l’elemento che più ti sconvolgerà. Ti capiterà di sicuro di essere invitato a casa di qualcuno e ti verrà data la possibilità di conoscere la loro cultura e il loro modo di vivere nella maniera più genuina possibile. Sii sempre grato e consapevole per ciò che stanno facendo, perché non si tratta solo di condividere del cibo e un letto, ma dei perfetti sconosciuti ti stanno aprendo le porte del loro mondo con il cuore in mano.

4.  Compra il cibo e cucina i tuoi pasti.

Altro costo giornaliero è ovviamente il cibo. Se stai viaggiando in un paese in cui il costo della vita è alto, fare la spesa al supermercato, piuttosto che sedersi al ristorante, fa un’enorme differenza. Frutta secca, biscotti e qualche panino sono gli alimenti indispensabili per i tuoi spuntini on the road. Alla sera una bella pastasciutta sulla soglia della tua tenda ti ridarà forza e 15$ in più in tasca.

5.  Mangia cibi locali.

In alcune zone del mondo lo street food è davvero delizioso e molto interessante. In Asia, Sud America, Medio Oriente e Africa il cibo di strada è buono, sano ed economico, e venduto allo stesso costo della materia prima che potresti trovare al mercato. Una zuppa vietnamita o un INjera etiope, piuttosto che un caldo de pollo peruviano, sono dei cibi ottimi e poco costosi. In più è uno dei modi, che io adoro, per incontrare persone e fare amicizia.

6.  Non comperare nessuna sorta di souvenir.

Do per scontato che non sei tipo da portare a casa il regalino per gli amici, ma ti voglio mettere in guardia sulle meraviglie che vedrai nella tua avventura. La maggior parte del tuo viaggio si svolgerà fuori dalle comuni rotte turistiche, e per questo ti troverai di fronte a dei manufatti eccezionali venduti ai prezzi locali. Sicuramente un eccellente affare, ma non ci pensare nemmeno. Ripromettiti che tornerai, magari con la famiglia, in vacanza fra qualche anno, ma non comperare nulla.  Un altro antidoto contro la possibilità di essere ammagliato dagli sfavillanti mercatini è che non avrai spazio nelle borse per portarti dietro qualcosa di inutile ma bello. Per di più, il 90% dei venditori non insiste più di tanto quando gli spieghi che stai viaggiando in bici e non puoi caricare peso.

7.  Evita i tour organizzati.

Un altro efficace metodo per risparmiare durante un lungo viaggio è non partecipare a tours organizzati per visitare le bellezze del posto. Il mercato del turismo oggi è dominato da una miriade di compagnie private che ti offrono un pacchetto “tutto compreso” per visitare qualsiasi angolo del mondo. Sono costosi e impongono restrizioni personali, per non parlare del senso dell’avventura che va a farsi friggere. Questi tours organizzati ruotano attorno al poco tempo a disposizione dei turisti che vogliono vedere tante più cose nel minor tempo possibile. Quasi la totalità dei luoghi più belli del pianeta sono raggiungibili senza l’impiego di guide e sono alla tua portata. Sicuramente ci metterai qualche giorno in più rispetto ad una gita organizzata, ma la soddisfazione e i soldi risparmiati ti ripagheranno alla grande. Per fare un esempio, ci sono vette sulle Ande che puoi scalare con un semplice permesso spendendo 15 volte meno che affidandoti a un tour operator.

8.  Più pedali meno spendi.

Non fa proprio parte della mia filosofia, piuttosto lenta, ma ti voglio far notare un altro trucco per spendere meno. Se per coprire 500 km ci metti 5 giorni, devi sostenere le spese per cinque pranzi, cinque cene e magari cinque pernottamenti.  Se invece per fare 500 km ci metti 4 giorni, allora riduci le spese del 20%, e non è poco. Ovviamente non sei tu a decidere se metterci quattro o cinque giorni, ma un insieme di fattori esterni come la condizione della strada, se vai in salita o in discesa, ecc. Io applico questo ragionamento quando viaggio in paesi occidentali abbastanza cari e magari nei tratti più noiosi. In questo modo risparmio denaro e tempo da usufruire in zone molto più interessanti.

9.  Utilizza Warmshowers per l’ospitalità tra cicloviaggiatori.

Warmshowers, o “doccia tiepida”, nasce dall’esigenza di un luogo dove rifocillarsi e appunto darsi una lavata. Questo geniale portale mette in comunicazione quasi 80.000 cicloviaggiatori in ogni parte del pianeta che offrono un alloggio per uno o più giorni. Sul sito si può trovare a che tipo di comodità si ha accesso, se il giardino dietro casa per piantare la tenda o la stanza padronale con la jacuzzi. Il principio su cui si basa tutto il servizio riguarda la disponibilità a tua volta ad ospitare un bisognoso ciclista che un giorno passerà vicino a casa tua.

10.  Non farti fregare.

Un altro fattore che può danneggiare le tue poche finanze è la possibilità di essere truffato. Specialmente nei luoghi turistici esiste un sottobosco di furbetti che, fin dalla notte dei tempi, studiano nuove strategie per fregare l’ignaro turista. Parti dal presupposto che difficilmente ti scambieranno per un turista da quattro soldi pronto ad essere spennato, ma esistono casi in cui anche il viaggiatore più esperto può essere abbindolato. Fà moltissima attenzione quando cambi i soldi al mercato nero per strada. Conta assolutamente sempre le banconote sul posto, e solo dopo lascia il tuo denaro; sono stato vittima di trucchi da illusionista degni di David Copperfıeld. Un altro bel raggiro ti può attendere alla frontiera quando sei costretto a cambiare la valuta del paese che hai appena attraversato. Informati precisamente del cambio con la moneta del prossimo paese e non lasciarti intimidire. Vedere un forestiero che conosce perfettamente il cambio per esempio tra pesos argentino e pesos boliviano, oppure tra yuan cinese e kyat birmano, lascia i furbi cambiavalute disarmati. In alcune frontiere ho assistito a delle vere e proprie rapine ai danni di sorridenti turisti che si sono visti cambiare denaro tralasciando uno zero finale nella conversione. Hanno cambiato 500 dollari e si sono visti dare indietro un malloppo di banconote del valore di 50 dollari.

11.  Attento ai furti.

Non sempre è facile cambiare soldi o avere accesso al bancomat, per questo ti capiterà di viaggiare con un bel po’ di contante addosso. Fai estrema attenzione al tuo portafoglio e dividi il malloppo, sia quando sei in strada che in qualche ostello poco raccomandabile. Tieni sempre d’occhio la tua bici quando vai a comperare cibo e acqua, qualche ragazzino ti potrebbe rubare il GPS, una borsa laterale, piuttosto che la macchina fotografica. Se ti va peggio ti potrebbero rubare la bici e addio viaggio ed a un bel sacco di soldi.

12. Tratta con molta cura la tua bicicletta e tutta la tua attrezzatura.

Non mi stancherò mai di ripetere che la bicicletta, e tutto quello che ti porti dietro, hanno un’importanza decisiva per la felice riuscita della tua avventura. La cosa che hai il dovere di fare è mantenere tutto perfettamente funzionante ed integro. Se ti sei pagato il fornello a benzina o un filtro per l’acqua, sai molto bene il prezzo folle di questi articoli, ma in egual misura la loro importanza. Puliscili, asciugali e riponili con cura perché se rompi o perdi qualcosa la devi ricomprare altrimenti non concluderai il viaggio. Questo vale per tutto, dal contachilometri ai  lacci delle scarpe. In primis però cura la tua bicicletta perché senza di lei non vai da nessuna parte. Controlla la pressione delle gomme e la loro condizione se vuoi farle durare per centinaia e centinaia di chilometri. Pulisci e lubrifica bene la trasmissione in modo da non spendere una follia per sostituire tutto a metà tragitto. In un prossimo post t’insegnerò un metodo per fare 20.000 km con gli stessi pignoni e corone. Controlla se ci sono viti allentate perché un improvviso cedimento durante la marcia può provocare danni molto seri e parecchio dispendiosi. Se ti sai cimentare nella gran parte delle riparazioni ordinarie, hai con te i fondamentali pezzi di ricambio, e sai come ridurre le usure del tuo mezzo, allora ti assicuro un bel po’ di soldi risparmiati in meccanici e tempo.

Seguendo questi consigli, non solo ti garantisco un buon risparmio di denaro, ma anche un’esperienza decisamente più piena e a contatto con la gente. Dormire in albergo e cenare in un ristorante, non ti darebbe l’accesso a tutta l’umanità che c’è tra la gente per strada. Infine, l’aspetto indiretto ma fantastico del tuo risparmiare assiduamente in viaggio, sarà l’opinione che si farà di te la gente che incontrerai. Vederti con i pantaloni bucati a pelar patate per cucinarti il pranzo sul ciglio della strada, sicuramente non ti farà apparire come un normale turista e gli incontri saranno più sinceri.

QUANTO MI DEVO ALLENARE PER UN VIAGGIO IN BICICLETTA?

Decine di persone mi hanno scritto per avere dei dettagli sull’allenamento ideale per affrontare un lungo viaggio in bici. Provo una certo imbarazzo nell’ammettere che non mi sono mai allenato in previsione di una partenza. Non ho mai inforcato la bici con l’intenzione di andare più veloce di ieri, non ho seguito tabelle di allenamento per incrementare la forza e la resistenza, non ho mai guardato un cronometro né gareggiato con un amico per arrivare primo. Per tutta la vita ho solo e semplicemente pedalato per conoscere quello che avrei trovato oltre la prossima curva.

Perciò a questa importante domanda ti rispondo che dal mio punto di vista non serve allenarsi come fa uno sportivo ma come fa un viaggiatore in procinto di esaudire il suo più grande sogno.

Se sei un ciclista, concorderai che l’allenamento è probabilmente l’essenza stessa di questo magnifico sport: vedere come le proprie prestazioni migliorino nel tempo, riuscire a percorrere distanze sempre maggiori, imparare a controllare la fatica, sono tutti elementi che danno enormi soddisfazioni. Bellissimo ma questo è sport, quello che vuoi fare tu è un’altra cosa. Passerai la maggior parte dei prossimi mesi in sella alla tua bicicletta carica all’inverosimile, pedalerai su strade sconosciute, tra persone che non hanno la minima idea del posto da dove tu venga. Affronterai i più assurdi guasti meccanici, dormirai per terra, ti laverai nei fiumi, ti orienterai con il sole, mangerai con le bacchette e conterai le ore al canto del muezzin. Rimarrai stordito di felicità per le meraviglie che vedrai e ti commuoverai per le vite delle persone che incontrerai. Dovrai affogare nel marasma delle burocrazie di frontiera e procurarti tutti i documenti necessari per proseguire il tuo viaggio, forse verrai arrestato o forse ti ruberanno tutto, forse ti innamorerai, magari non tornerai mai più a casa. Molto probabilmente vivrai la più grande avventura della tua vita!

Per fare tutto questo, ti assicuro che la potenza delle tue gambe e la capienza dei tuoi polmoni non sono le cosa più importante. Perciò ti dico che secondo me non ha molta importanza quanto tu sia allenato fisicamente per affrontare un’avventura del genere, conta molto di più la tua apertura mentale e la voglia di conoscere persone e stili di vita diversi dal tuo, conta il tuo spirito di adattamento e la tua capacità di sopportare le indicibili fatiche che ti troverai ad affrontare, conta la tua predisposizione a socializzare col prossimo senza una lingua comune, conta il rispetto che avrai per ogni singolo essere vivente che incontrerai sulla tua strada. I muscoli servono ben poco in tutto questo calderone di emozioni e d’incontri che noi viaggiatori chiamiamo VITA.

E’ ciò che sei già ad infonderti l’impulso per partire e per poter pedalare  migliaia di chilometri. Se chiami Negro un africano, se pensi che bisogna rimandali tutti a casa, se pensi che l’islam sia il male del mondo, se pensi che chi crede in un altro dio sia inferiore, se pensi che i poveri se la sono cercata, se credi ciecamente a quello che scrivono i giornali, se pensi di aver capito già il mondo, se pensi di essere migliore di altri allora non osare partire mai. Ma se brucia dentro te l’irresistibile desiderio di vedere cosa c’è la’ fuori e lo vuoi fare a raso terra, tra la gente e con la gente allora la tua vita fino ad ora ti ha già allenato abbastanza per prendere la bici e partire.

Di questa tua curiosità ti sei nutrito fino ad oggi e adesso la devi espandere all’infinito per riuscire a decodificare tutto quello che ti accadrà nel viaggio. Sii pronto a farti sconvolgere e escogita il miglior modo per lasciare che accada, perché solo fondendoti con tutto quello che vedrai potrai davvero imparare qualcosa dagli altri e dare un senso a questa tua avventura.

Quindi allena la tua coscienza ad interpretare gli eventi che ti accadranno. Divora libri di viaggio, passa notti nel web per leggere tutto quello che trovi sui paese che vuoi visitare, comprendi la loro politica, le loro leggi e i loro costumi, solo così sarai veramente pronto per partire senza nessun timore.

Ovviamente tra un libro e una ricerca in internet è sacrosanto un bel giro in bicicletta ma non con l’intento di potenziare il fisico ma di prendere dimestichezza con quella che sarà la tua inseparabile alleata.

Sostengo a gran voce che prima di partire ti devi allenare a rimanere in sella.

Molto presto ti troverai a pedalare per interminabili ore e dovrà avvenire nel modo più naturale possibile e sopratutto comodamente seduto in sella. Per questo la cosa più importante da fare adesso è regolare perfettamente il tuo mezzo in base alle tue caratteristiche corporee. Quindi aggancia tutte le borse e comincia a pedalare!

Sei sbilanciato? Quasi cadi? è del tutto normale. Il tuo senso dell’equilibrio non si è mai dovuto cimentare nella gestione di una massa così grande ne tantomeno con forze sconosciute scatenate da tutti gli oggetti che ti porti nelle borse.  Se la prima sensazione che hai è simile a quando ti hanno tolto le rotelle dalla Graziella allora sei sulla strada giusta. Non preoccuparti e continua a pedalare. Più chilometri fai più impari a riconoscere tutte le nuove oscillazioni e sopratutto ad ascoltare la torsione del telaio che, con il passare del tempo, diventerà un tutt’uno con il tuo corpo.

Se dopo un centinaio di chilometri il tuo cervello ha ritrovato l’equilibrio si può fare ancora di più per migliorare l’armonia tra te e la bicicletta.

Inizia a percepire se la tua postura è corretta e prova ogni combinazione possibile per aumentare il comfort. Alza il manubrio, sposta indietro la sella, alzala di cinque millimetri, ecc. Pedala fino a che ti sembra che di meglio non puoi ottenere. Questa fase per me è molto lunga e delicata, ti consiglio di fare parecchi chilometri con le chiavi a brugola sotto mano in modo da modificare al volo il tuo assetto.

Fatto questo, per migliorare ancora la tua andatura, devi imparare a bilanciare i carichi continuando a spostare gli oggetti dentro le sacche per trovare l’assetto più stabile possibile.

Altra cosa che devi testare prima di partire è la sella. Se hai comperato una sella in pelle per lunghe distanze lo sai molto bene che, per essere davvero comoda, deve prendere la forma del tuo seder, fino ad allora sarà un incubo anche più delle altre. Quindi stai seduto sopra il più possibile e pedala. Le case costruttrici consigliano almeno 500Km e ti assicuro che dopo avrai la sensazione di stare seduto sul divano di casa tua.

Bene fra un test e l’altro a questo punto dovresti sentirti a tua agio sopra la bici, se hai fatto tutto per bene avrai macinato anche qualche centinaio di chilometri.

E come per incanto i tuoi muscoli ora sono più tonici e i tuoi polmoni un po’ più capienti. Secondo me hai fatto l’allenamento necessario per partire senza nessun problema e l’insieme di tutto la tua attrezzatura è ora ben posizionato.

Tieni presente che la ricerca dell’assetto perfetto continuerà anche in viaggio perché, con l’esperienza, cercherai di migliorare le prestazioni del tuo mezzo fino all’inverosimile.

Ora sei tecnicamente preparato e pronto per cominciare a pedalare per le strade del mondo ma devi saperle sceglierle bene sopratutto al tuo debutto in questa splendida avventura. Una rotta troppo ambiziosa (montagne o deserti) o percorsi troppo difficili (paesi poveri o politicamente instabili) possono segarti letteralmente le gambe nonché  il morale facendo fracassare anche i tuoi più alti propositi. Il segreto per l’esordio memorabile è prevedere un inizio dolce e stimolante.

Non provare a scalare le Ande domani perché il tuo fisico non è pronto ma sopratutto la tua testa non ha ancora inquadrato cosa davvero devi fare per riuscirci. 

Studia sulla mappa un itinerario pianeggiante da fare attraverso una zona abitata così da non tirarti il collo su ripide salite e poter trovare cibo e alloggio molto facilmente.

E’ sufficiente qualche giorno sulla strada per avere un’idea generale del grado di sicurezza della zona, di cosa mangiare, di dove trovare l’acqua e quanto reagiscono i tuoi muscoli.

Ora puoi alzare l’asticella allungando la distanza giornaliere e eventualmente affrontare la salita. Rimarrai stupito della immediata risposta del tuo corpo. Ovviamente la notte crollerai come un macigno in un letargo rigenerante ma nel giro di un paio di settimane il tuo fisico si abituerà perfettamente al tuo nuovo stile di vita e potrai osare qualsiasi dislivello.

La perfetta forma fisica la raggiungerai sulla strada, pedalando giorno dopo giorno tra la gente sconvolgendoti per quello che vedrai e i chilometri scorreranno da se. Prima pochi poi sempre di più fino a lasciarti solo il limite delle ore di luce se no potresti continuare all’infinito.

Per sostenere la mia tesi potrei citare decine di viaggiatori partiti in bicicletta per distanze lunghissimi anche senza mai averne posseduta una prima ma solo con un irrefrenabile desiderio di conoscere.

Dimenticavo di dirti che ci sono anch’io tra loro.

COME CAMPEGGIARE OVUNQUE IN SICUREZZA

Consigli utili per piantare la tenda e dormire sonni tranquilli.

Per un cicloviaggiatore la tenda è a tutti gli effetti una vera e propria casa, è l’unico posto per proteggerti dalle intemperie e rimanere un po al caldo, dove mangi, dove soffri per i dolori muscolari, dove rifletti sulle mappe per decidere la strada, dove ti scervelli per risolvere i problemi meccanici della bici, è il luogo dove trascorri quasi la metà del tuo tempo in viaggio. Per essere davvero convinto che quel sottile strato di tessuto sintetico ti possa veramente proteggere dall’ambiente circostante devi scegliere meticolosamente il posto dove piantare la tenda e conoscere molto bene quello che ipoteticamente può accaderti durante la notte. Quindi valuta bene il territorio dove stai pedalando, scruta le nuvole per capire se pioverà, individua la direzione del vento,  osserva se ci sono persone o animali nei paraggi e non dimenticare di trovare un bel posto per alzarti all’alba stupefatto dal paesaggio.

Ti elenco ora alcuni accorgimenti per sentirti davvero sicuro dentro la tua tenda.

1 Dedica tempo alla scelta del luogo.

Una volta percorsi i chilometri necessari per essere soddisfatto della tua giornata continua a pedalare con l’unico intento di ricercare il migliore luogo dove piantare il tuo campo. Non avere paura di fare qualche decina di chilometri in più ma assicurati di avere sempre un paio d’ore di luce per avere il tempo di piantare la tenda e di cucinare la cena. Cerca un’area decisamente invitante ma piuttosto lontana dalla strada e difficile da individuare da chi si trova a transitare nei dintorni. Volgi lo sguardo ben oltre il ciglio della strada perché vale davvero la pena fare una deviazione di qualche chilometro pur di avere un giaciglio molto più accogliente. Tieni ben presente che stai cercando un posto in cui passerai le prossime dieci ore e in cui l’attività principale che svolgerai sarà recuperare le forze, deve perciò essere accogliente e suggestivo al fine di allietare al massimo le tue ore di relax magari mentre sorseggi un the caldo e contempli il tramonto.

2 Cerca un luogo riparato dal vento.

E’ senza dubbio il fenomeno atmosferico più avverso per noi cicloviaggiatori e trascorrere una notte in tenda sotto forti raffiche di vento può essere davvero una brutta esperienza se non tragica. L’unica cosa che puoi fare è cercare un luogo ben riparato. Un avvallamento del terreno, un grosso masso, dei cespugli o qualche albero sono delle eccellenti protezioni naturali e sta a te imparare a sfruttarle in base alla direzione del vento. Non dimenticare di picchettare molto bene la tenda e di utilizzare tutti i tiranti in dotazioni se prevedi che sarà una nottataccia, in molti casi io ho usato la mia bici come zavorra ed è stata fondamentale. In alcune zone della terra il vento può essere così forte che montare la tenda è assolutamente impossibile, ti consiglio di pedalare ad oltranza, anche di notte, pur di raggiungere qualsiasi protuberanza del terreno per ripararti. 

3 Esamina con cura il suolo.

Una volta deciso il luogo bisogna scandagliare la zona interessata per assicurarti il miglior confort durante il sonno e per salvaguardare la tenda e il materassino. Per dormire comodo devi essere in posizione orizzontale quindi è molto importante trovare un pezzo di terra più diritto possibile, ti garantisco che dormire in discesa oppure con la testa leggermente in giù può essere davvero compromettente per il tuo sonno. Una volta accertata l’inclinazione del terreno devi procedere al meticoloso setaccio dell’area. Bisogna togliere pietre e radici ma in particolare modo  spine e qualsiasi cosa che possa bucare il materassino. Svegliarsi a notte fonda e trovarsi praticamente sdraiati in terra non è piacevole ma soprarttutto non avendo più l’azione isolante dell’aria avrai molto più freddo. La cura maniacale dell’area che accoglierà la tenda è un’aspetto importantissimo in un lungo viaggio sia per dormire bene sia per non danneggiare tenda e materassino.

4 Occulta la tua posizione per non avere visite inaspettate.

La paura più comune quando si dorme in tenda è che arrivi qualche malintenzionato durante la notte. Molto spesso sono pacifici pastori che si avvicinano per curiosità ma per la tua tranquillità è buona norma occultare al meglio la tenda. Per questo bisogna ricercare una zona lontana dalla vista di chi transita per la strada o che vi sosti. Alti cespugli o grossi massi fanno al caso tuo ma metti in conto di allontanarti sempre un bel po dalla strada per avere la situazione più sotto controllo, preferibilmente sempre in alto rispetto alla carreggiata. Un’altra cosa molto importante è non farti vedere mentre stai raggiungendo il luogo designato per il tuo campeggio. Accertati che non ci sia nessuno nei paraggi mentre spingi la bici su per qualche collina o tra la vegetazione e magari fai un sopralluogo a piedi per verificare l’effettiva posizione sicura del luogo prescelto. Renditi invisibile anche nella notte e copri i catarifrangenti della tenda in modo da non brillare se illuminati da qualche torcia o fari delle auto. Lascia l’accampamento al mattino presto perché c’è sempre gran fermento all’alba tra pastori e viandanti. Se ti senti minacciato o le condizioni minime di sicurezza ti sembrano venute meno non esitare a impacchettare tutto e cambiare posto.

5 Se sei in zone abitate chiedi il permesso.

Se stai viaggiando in paesi non “occidentali” e provi a chiedere il permesso di piantare la tenda da qualche parte hai un’altissima probabilità di essere invitato a cena e a trascorrere la notte in casa di un perfetto sconosciuto che sarà onorato di averti come ospite. Nella peggiore delle ipotesi ti verrà consigliato di piantare la tenda in qualche giardino o nel cortile di una scuola. Se però viaggi nei paesi più sviluppati tieni ben presente che la proprietà privata è una cosa molto seria e non azzardarti a piantare la tenda senza aver prima chiesto il permesso. In caso di consenso negato non ti resta altro che cercare un albergo o allontanarti per trovare un luogo fuori dalla zona abitata.

6 Tieni sempre la tenda chiusa.

Può sembrare un consiglio banale ma è molto importante tenere la tenda chiusa il più possibile. Le operazione di entrata/uscita vanno eseguite velocemente perché c’è una moltitudine di esseri interessati a trascorrere la notte con te. Se entrano delle zanzare  sarai destinato ad una tormentata serata, se invece sono ragni o scorpioni allora la faccenda diventa molto più seria. Anche topi e altri piccoli roditori sono interessati al tuo giaciglio, specie se conservi all’interno il cibo. Mammiferi più grossi come scimmie e cani randagi possono essere un bel problema ma una tenda ben chiusa scoraggia le loro sortite. Molta attenzione va fatta durante le uscite notturne per andare al bagno, chiudi anche il doppio telo appena esci.

7 Se ci sono animali allontana il cibo.

Nella prossimità di parchi o aree protette molto spesso gli animali non temono l’uomo e azzardano delle incursioni notturne. Se si tratta di scoiattoli, topi o qualche altro piccolo mammifero possono causare seri danni alle tue attrezzature con l’intento di arrivare al cibo. Tende bucate e sacche per la bici rosicchiate sono alcune delle sorprese che si possono trovare alla mattina in un accampamento di questo genere. Ti assicuro che perdere l’impermeabilità della tenda per colpa di buchi fatti dai topi è un’inconveniente davvero irritante. L’unico modo per non ricevere un’assalto notturno da questi temerari animaletti è spostare il cibo lontano dalla tenda. Opto sempre per una semplice borsetta di plastica appesa ad un albero. Per migliorare l’inaccessibilità uso uno spago per appendere i miei viveri e un barattolo di latta capovolto a metà altezza che funga da ultimo baluardo alla mia prima colazione. Se l’interessato al tuo cibo potrebbe essere un orso allora allontana i tuoi viveri il più possibile dalla tenda per non avere un incontro ravvicinato. Se sei accampato in un’area dove vivono delle scimmie metti ogni tuo oggetto dentro alla tenda quando dormi perché sono avvezze a piccoli furti.

8 Evitare i luoghi di caccia dei grossi predatori.

I guardaparchi in Africa suggeriscono di retrocedere lentamente se ci si trova faccia faccia con un leone fino a sottrarsi al suo campo visivo. Credo che in pochi cicloviaggiatori vorrebbero vivere un’esperienza del genere ed è per questo che l’unica cosa intelligente da fare è evitare scrupolosamente le zone di caccia dei grossi predatori. Per essere sereni in un viaggio in Africa è sufficiente documentarsi molto bene sulle aree davvero pericolose per gli attacchi all’uomo e cercare di evitarle. Se invece il tuo percorso non te lo permette allora fai di tutto per riuscire a raggiungere un villaggio o qualsiasi insediamento umano prima del buio così da essere al sicuro. Nel caso in cui sei obbligato a trascorrere la notte nella savana allora fai molta attenzione a dove piantare la tenda e stai sempre all’erta.Non accampare nei pressi di specchi d’acqua dove grossi felini possono abbeverarsi o cacciare. Non fare attività di notte o nelle ore più fresche del giorno (imbrunire e alba) perché è il momento in cui i leoni sono più attivi. Controlla molto bene l’area che ritieni sicura e accertati che non ci siano impronte.Un’altro grosso animale con cui fare i conti prima di piantare la tenda è l’elefante che di notte è quasi del tutto cieco e accidentalmente può calpestarti. Per questo monta il campo protetto da grossi alberi e lontano da quelle che possono sembrarti delle piste.Osservando queste semplici regole dettate dal buon senso ti assicuro che la tua esperienza di campeggio selvaggio farà aumentare l’intensità dell’avventura senza mettere a rischio la tua incolumità.

COME PARTIRE PER UN VIAGGIO IN BICICLETTA IN 10 FACILI MOSSE

Saltare in sella ad una bicicletta e partire alla scoperta del mondo suona bene ma per molti è qualcosa di estremamente difficile e adatta solo a pochi avventurieri temerari. Ti posso assicurare che non è così e te lo dimostro illustrandoti 10 facili passaggi da seguire per preparare un viaggio alla tua portata che ti cambierà la vita per sempre.

1. Scegli la tua strada

La bicicletta ti da la possibilità di raggiungere qualsiasi angolo del pianeta in cui vi sia una strada, a te non resta altro che scegliere dove. Che sia dietro casa o dall’altra parte del globo non c’è nessuna differenza, quello che conta è la motivazione che ti spinge a partire per questo tuo incredibile viaggio. Ora metti insieme quel luogo che echeggia nella tua mente fin da quando eri piccolo, mischialo con il tempo che hai a disposizione, aggiungici le tue capacità fisiche, e il risultato é la tua strada perfetta.

 2. Comincia a risparmiare soldi

Dal preciso istante in cui realizzi la tua destinazione la prima cosa da fare è recuperare i soldi per comperare tutto il materiale (bicicletta, tenda, sacco a pelo, fornello, borse, ecc.) e per avere di che vivere durante il viaggio. E’ una fase piuttosto difficile nella quale i più si incagliano e vedono naufragare il loro sogno. Se la tua motivazione è davvero forte e non temi le rinunce allora inizia adesso a risparmiare quanti più soldi possibile. Muoviti solo in bicicletta, non uscire più il fine settimana, basta birre con gli amici, smetti di fumare, basta gratta e vinci, scordati i caffè al bar, dimentica le cene al ristorante, vendi l’auto, vendi il televisore, vendi tutto quello che puoi (ma mai la moto). Con la determinazione di un monaco zen e tanta pazienza i risultati non tarderanno a farsi vedere.

3. Informati sul percorso

Migliori sono le informazioni che hai al momento della partenza maggiori sono le probabilità che sia un viaggio di successo. Studiati bene il percorso, traccia un’ipotetico itinerario in una mappa e analizza la strada vagliandone le condizione e i dislivelli. Prendi informazioni sui visti e su come si varcano le frontiere che incrociano il tuo tragitto. Consulta il meteo per vedere il clima che ti aspetta e abbuffati navigando nei siti di altri viaggiatori che hanno già percorso quella strada prima di te. Impara la storia e appassionati della cultura dei posti che vuoi visitare, è l’unico modo per affrontare le numerose nuove dinamiche che ti aspettano e farti trovare sempre pronto. Non trascurare di informarti sulla situazione geopolitica e farti così un’idea del grado di sicurezza del tuo viaggi.

4. Fissa la data della partenza

Ti puoi considerare già in viaggio non appena fissi la data della tua partenza. Puoi fantasticare su mille luoghi e su mille strade ma finché non identifichi una data certa l’intero tuo sogno ha moltissime probabilità di restare tale. Conosco decine di persone fisicamente preparate e con biciclette perfette rimandare il viaggio di anno in anno facendosi scudo con imprevisti di circostanza. Dal momento in cui t’impegni a spendere i tuoi sudati risparmi per il biglietto aereo e cerchi in rosso la data sul calendario allora le cose cambiano e ti rendi conto di fare sul serio.

5. Trova una bicicletta

Da adesso il calendario scandisce i giorni che ti separano dalla partenza quindi inizia fisicamente a preparare il viaggio. Per prima cosa hai bisogno di un affidabile mezzo adatto a percorrere il tragitto che hai in mente. In base a quello che puoi spendere e alla difficoltà del viaggio scegli una bicicletta. Assicurati che sia robusta e che i componenti siano affidabili, non fare caso al peso ma concentrati più sulla solidità, che tanto viaggerai molto carico in qualsiasi caso. Presta maniacale cura alle dimensioni del telaio perché il confort in sella è una delle cose più importanti in un viaggio del genere. Provane diverse e non sdegnare assolutamente quelle usate. Puoi benissimo fare il viaggio con la mountain bike che usi la domenica o la vecchia bici in acciaio che hai in garage, l’importante e che la senti tua un po’ come un vestito che ti calza a pennello. Se vuoi saperne di più sui migliori modelli di bici da viaggio in commercio scarica gratis il mio eBook.

6. Preparala per il viaggio

A meno che tu non abbia la possibilità economica per comperarti una bici da cicloturismo di alta gamma, perfettamente progettata per fare il giro del mondo, sarai costretto ad adattare la tua bicicletta allo scopo finale. Monta un paio di copertoni molto robusti e con buona scorrevolezza; scivolare col minimo attrito sull’asfalto fa una gran differenza in chilometri a fine giornata e non forare troppo spesso aiuta moltissimo a tenere alto l’umore. I porta pacchi sono indispensabili per fissare le borse da viaggio, ahimè quelli di buona qualità sono davvero costosi ma, se il tuo viaggio non è troppo impegnativo, anche quelli che trovi in qualsiasi negozio di biciclette andranno bene. Per ragioni di comodità puoi sostituire il manubrio con uno da viaggio e se hai intenzione di percorrere migliaia di chilometri ti consiglio col cuore una sella specifica per lunghe distanze.

7. Impara come riparare la bici

Non è fondamentale che la tua bicicletta sia la più leggera, la più veloce o la più tecnologica, l’unica cosa che conta davvero è che non si rompa mai. Siccome, nonostante ogni maniacale attenzione, questo è una evento che è impossibile
evitare non puoi fare altro che imparare come aggiustare la tua bici. Padroneggia la migliore tecnica per smontare e sostituire una camera d’aria tenendo presente che con ogni probabilità dovrai ripetere questa operazione molte volte e in ambienti e condizioni che nemmeno immagini. Impara come regolare e sostituire i pattini dei freni tradizionali o le pastiglie di quelli a disco. Fai molta attenzione alla raggiatura delle ruote, diventa abile nella regolazione della tensione dei raggi e sopratutto alla centratura del cerchione. Comincia ad avere dimestichezza con il deragliatore del cambio e fai attenzione a come funziona perché dovrai intervenire per rimetterlo in fase prima o poi. Studia e perdi la vista sui tutorial di youtube riguardanti la manutenzione della bici, impara ogni segreto e fallo tuo. Con una conoscenza adatta è davvero difficile che la tua bicicletta ti pianti in asso e non riparta più.

8. Recupera l’equipaggiamento

La bicicletta è pronta ed è arrivato i momento di pensare all’equipaggiamento necessario. Prenditi per tempo e comincia a mettere insieme tutto il materiale per vestirti e per vivere all’aria aperta. Senza dubbio questa è la fase più costosa dell’intero viaggio e può facilmente lapidare tutto il tuo budget. Tenda, sacco a pelo, borse per la bicicletta, giacca impermeabile, fornello da campo, ecc. sono tutti elementi indispensabili ma davvero costosi. Se vuoi partire per qualche settimana puoi benissimo trovare gran parte di quello che ti serve alla Decathlon o su i più disparati siti di outdoor . Se invece hai deciso di fare un viaggio decisamente più lungo ed impegnativo allora sei costretto ad equipaggiarti con materiali molto più tecnici e di buona qualità a forte discapito delle tue risorse. Ancora una volta l’usato può essere un’ottima soluzione.

9. Lascia il lavoro

Con i tempi che corrono lasciare un posto di lavoro a tempo indeterminato può essere pura follia, magari più di voler attraversare il mondo in bicicletta. Se il lavoro ti è servito per mettere da parte i soldi per il tuo giro del mondo di tre anni allora licenziarti è parte del tuo meraviglioso progetto, se invece parti per qualche mese allora puoi chiedere l’aspettativa e tornare, una volta concluso il viaggio, alla tua vita di sempre. L’unica controindicazione è che TU non sarai più quello di prima.

10. Inizia a pedalare

Bene ce l’hai fatta, se hai messo in pratica questi nove punti allora sei davvero pronto per far diventare realtà il tuo sogno. Stai controllando ogni due minuti se tutto è pronto? Mille dubbi e paure ti assalgono e stai pensando perfino di non partire? Senti già la malinconia del tuo bel divano e la tv accesa? Tutto normale! Se non fosse così difficile partire non sarebbe così bello farlo. Ti assicuro al cento per
cento che appena le ruote toccheranno la strada ogni paura e tutti i tuoi dubbi svaniranno, inizia a pedalare che una vita che neanche t’immagini sta iniziando… ed è solo che merito tuo!

MAROCCO: 3,2,1…VIA!

 Marocco 2015

Questa volta ho preso una breve rincorsa, ho fatto due timidi salti sull’asse e senza preoccuparmi se c’era l’acqua in piscina mi sono buttato di sotto. Più o meno in questo modo sono partito per il Marocco, senza una strada, senza una destinazione e senza un perché.

Magnifico! Mi fa strano essere così improvvisamente di nuovo in viaggio; non mi sono preoccupato di dove sto andando ne di cosa mi aspetta e le sorprese non tardano.
È tenue l’odore del mare a Tangheri spazzato via dall’incessante vento che sferza questa città di antichi traffici ma dentro le mura della Medina non arriva nemmeno una leggera brezza e la vita scorre quasi immobile e silenziosa. È da sempre la città da dove tutti passano e nessuno si ferma, da millenni ha unito l’Europa all’Africa e non c’è luogo migliore per cominciare il mio breve viaggio lungo le strade di questo continente a me non del tutto sconosciuto.
Mi basta un giorno per regolare i sensi sulla frequenza “viaggio”, il vento è così forte che mi costringe a fare alchimie d’equilibrio per non cadere, tanto da farmi scendere e spingere la bici. Un gran bell’inizio in compagnia del mio nemico giurato. Non oso avere la meglio su queste forti raffiche contrarie, sarebbe un suicidio, quindi studio bene sulla mappa qualche strada più protetta, da montagne o profonde gole, per ripararmi dalla forza del vento. Il viaggio non è già più sotto la mia volontà ma mosso da forze invisibili che disegnano il mio destino.
Sono troppo concentrato a sfuggire ad Eolo che non m’accorgo di aver perso la vite che fissa il freno davanti alle forcelle. In una piccola discesa sfioro il freno e il pattino si stacca finendo tra i raggi. Disastro! Col battito a mille riesco a fermarmi e fare un rapido resoconto dei danni. Per ripristinare il freno ho bisogno della stessa vite persa che non fa parte del mio set di pezzi di ricambio e il portapacchi anteriore, che era anch’esso fissato con la stessa vite, non ha retto allo strattone e sono saltate un paio di saldature. Con del nastro e un elastico incastro il freno nella sua sede e smonto il portapacchi oramai distrutto.

Marocco 2015

Quindi assicuro tutti i bagagli al portapacchi dietro e sbilanciatissimo mi rimetto in strada tra queste bellissime verdi colline dell’Anti Atlante, ma con un freno solo. Pedalo fino a sera tardi mentre scandaglio con lo sguardo l’orizzonte per intravvedere un buon riparo per la notte ma le infinite distese coltivate non sembrano invitanti. Attendo quindi il buio per piantare la tenda in un luogo sicuro così che nessuno mi possa vedere. Nel mezzo della notte vengo svegliato da un vocio lontano, metto fuori la testa e vedo delle pile dirigersi verso di me. Bene ora vediamo che succede. Devo valutare ogni possibile azione e prevedere gli eventi dei prossimi istanti e la mia esperienza un po’ mi aiuta. Non è la prima volta che ho compagnia mentre sono accampato. Negli Stati Uniti mi hanno puntato una pistola, in Turkmenistan hanno tentato di assalirmi, in Tibet sono stato accerchiato dai lupi e in Malawi derubato di ogni cosa. Le voci sempre più vicine non sembrano alterate. Percepisco qualche risata e in lontananza sento belati di pecora. Forse sono pastori. Sono a qualche decina di metri da me e decido di uscire dalla tenda. Mi puntano la torcia in faccia e io li saluto. Spiego loro che ho la bici rotta e che mi sono accampato qui per necessità. Sembrano capire il mio misto inglese/spagnolo/francese e rispondono con l’unica parola in arabo che conosco “Mafish Mushkila”, non c’è problema. Un brivido mi scorre giù per le gambe, non sono ostili. Mi dicono che erano incuriositi dai rifrangenti luminosi della mia tenda e sono venuti a vedere cosa fossero quelle luci lontane. Sono pastori che pascolano di notte così gli animali possono idratarsi con l’erba bagnata dall’umidità. Mi assicurano che veglieranno su di me per tutta la notte e di stare tranquillo. All’alba mi sveglio bello riposato e mi stanno aspettando a pochi passi dalla tenda con una teiera fumante di meraviglioso te alla menta. Quasi mi commuovo. In qualche modo comunichiamo mentre facciamo colazione e m’invitano a casa loro la prossima volta in caso mi si dovesse rompere la bici di nuovo. Con passo lento poi si allontanano verso il gregge che, con il timido sole dell’alba, sembra sconfinato. Mentre smonto la tenda e carico la bici sono tutto emozionato di aver incontrato queste brave persone e a me questo Marocco comincia a piacere davvero. Dopo tre quarti d’ora sono di nuovo in strada, il vento di mattino presto non è tanto forte e posso pedalare anche rilassato. Dopo qualche centinaio di metri vedo i quattro pastori sdraiati sotto un ponte di un fiume secco intenti a dormire con i cani a fare il loro compito. L’assenza totale di allenamento si fa sentire dopo quattro giorni, faccio fatica a camminare e se ci sono scale sento ogni muscolo delle gambe urlare pietà. L’ acido lattico m’impone un giorno di riposo e la città di Fes è un luogo magnifico per recuperare energie.

I CONSIGLI DI QUESTO POST

Di solito sono talmente meticoloso nel preparare la bicicletta che sfioro la paranoia. Porto con me ogni sorta di attrezzo e pezzo di ricambio per essere pronto ad ogni evenienza ma sta volta ho tappato alla grande.
Era la prima volta che montavo un porta pacchi alto davanti, solitamente viaggio con due borse laterali anteriori con portapacchi alla ruota. Nella fratta della partenza ho preso il primo che mi è capitato e ho commesso un grossolano errore. La sua fragile struttura unita alle forti vibrazioni hanno fatto allentare le viti al punto da perderne una e causare un bel guaio.

Quando cede un supporto è molto probabile che nel medesimo istante si verifichino delle conseguenze che possono danneggiare pesantemente la bicicletta, nel mio caso il pattino staccato ha sbattuto contro i raggi piegandoli ma fortunatamente non andavo toppo veloce. Per la riparazione sarebbe bastata una vite M6x20 che però non avevo con me. Per ovviare ad incidenti di questa natura bisognerebbe affidarsi solo a elementi di indubbia solidità, mettere una goccia di frenafiletti sulle viti più soggette a vibrazioni e portarsi con se un set completo di viti da M5 e M6 con le quali risolvere la gran parte dei problemi riguardanti il fissaggio dei vari porta pacchi alla bicicletta.

LA PAURA

La Paura

 

Pochi giorni fa mi ha scritto un ragazzo chiedendomi se non ho mai avuto paura.

Ho risposto con entusiasmo ma ho come la sensazione di non essere stato del tutto esauriente.

Senza ombra di dubbio ho avuto paura durante i miei viaggi e credo di averla provata in molte sue sfaccettature più o meno terrificanti ma è stata sempre compagna fidata di ogni mia scelta e valutazione.

Partiamo però da un punto certo: che cos’è la paura? secondo wikipedia la paura è un’intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto.

Reale o supposto? ecco tutto si gioca qui!

Sono le nostre esperienze, le nostre conoscenze che ci suggeriscono se il pericolo è reale oppure no.

Ricordo le notti insonni in tenda durante i miei primi viaggi, sentivo rumori dappertutto e temevo che qualcuno mi potesse assalire mentre dormivo. Col tempo mi sono impegnato a trovare luoghi sempre più ben protetti e lontani da ogni malintenzionato e ho imparato a riconoscere i rumori della notte senza così attribuirli a mostri o a belve assetate di sangue. Per sfuggire a tutte le mie paure le ho studiate a fondo caso per caso e non ho mai osato affrontarle impreparato o senza un piano B. Pedalare nel bel mezzo della savana può sembrare un’idiozia ma se si conoscono i comportamenti dei predatori e dei grossi mammiferi si diminuisce drasticamente il rischio di essere sbranati. Conoscere le zone e gli orari di caccia dei leoni, capire come si comportano gli elefanti al cospetto di una silenziosa bicicletta, conoscere le specie letali di serpenti e altre cose ancora forniscono un’armatura quasi invulnerabile all’insicurezza e quindi alla paura.

Siamo noi che decidiamo se il pericolo è reale oppure no e la nostra valutazione cambia  a seconda di quanto sappiamo di quello che stiamo facendo. Per questo sostengo che un bell’antidoto contro la paura è la conoscenza, e non tanto dei propri limiti (che fa tanto figo ma che a mio avviso non vuol dire un bel niente) ma di tutte le varianti che ci possono essere la fuori.

Attraversare un deserto può facilmente diventare un’impresa mortale ma se si conosce bene il territorio studiandolo sulle mappe, se si escogitano delle vie di fuga per mettersi in salvo in caso qualcosa andasse storto, se si calcolano i viveri e le riserve d’acqua in maniera scrupolosa, se si studia la direzione dei venti e se si controlla minuziosamente l’attrezzatura onde evitare di rimanere in panne, beh non c’è più spazio alla paura ma ad una serena un’avventura indimenticabile.

Una volta inforcata la bicicletta si guarda solo avanti e ogni problema verrà risolto strada facendo in maniera più o meno ingegnosa. Di tutti i dubbi che ho avuto mentre studiavo le carte e le strade sulla mia scrivania non ne ho più nemmeno avuto il ricordo mentre pedalavo. La reattività del nostro cervello cambia così radicalmente mentre stiamo in viaggio che diventa un gioco da ragazzi confrontarsi con ciò che a casa ci sembrava impossibile. Ecco perché quando mi si chiede come fare a trovare da mangiare, come comunicare con la gente o come trovare da dormire, io rispondo sempre che succederà da sa e non vi rimane che provare per credere.

Comunque mi sento di poter affermare che qualsiasi siano le nostre più tremende paure troveranno facili soluzioni se si riuscirà a sconfiggere la più terribile di esse: La paura di partire.

Per i greci il viaggio più difficile era quello sulla soglia di casa e confermo assolutamente quanto detto più di 2500 anni fa.

E’ ancora oggi la mia più grande chimera e capisco benissimo chi si stupisce per chi riesce ad affrontarla. Sono infinite le ragioni per non mollare tutto, ognuna sufficiente a rimanere a casa con l’amata vita di tutti i giorni, ma basta poco, davvero poco per vivere un’esperienza inimmaginabile che cambierà i corso della propria esistenza per sempre.

La partenza io la paragonerei ad un tuffo dal trampolino, se si riflette troppo mentre si guarda la piscina da la su va a finire che non ci si tuffa, sono ottime le motivazioni per non farlo e va bene così, ma se si ha il coraggio di saltare è incredibile quello che succederà dopo.

Lo stomaco è contorto, la bocca s’impasta, i movimenti sono rallentati dalla paura che adesso ha lasciato il posto al terrore più assoluto. Le dita sporgono appena appena dall’asse di legno e la piscina appare drammaticamente troppo lontana.  Basta un passo, anzi anche meno, basta spostare il baricentro in avanti e il gioco è fatto. Ma come si fa? Col cavolo che mi butto di sotto, e se sbaglio e batto la testa sul trampolino? O se scivolo e cado in acqua di schiena? O se annego? Tutte ipotesi attendibili e sensate. Allora due passi indietro, mi guarda attorno per quantificare la figura di merda che sto facendo ma poco conta, due respiri profondi e , come per magia, penso a tutt’altra cosa, nel modo più assoluto vado con la mente nel luogo più lontano da qui. Ed ecco che l’istinto primordiale, non soggetto ai ragionamenti di logica, farà quei due passi veloci veloci per me e splash…sono in viaggio!

Lo ammetto io non ho mai avuto il coraggio di partire, ho semplicemente chiuso gli occhi e pensato ad altro.

Dino.

 

PERCHE’ SCRIVO QUESTO BLOG

Perché scrivo questo blog.

Ho cominciato tanti anni fa per caso, e senza troppe ambizioni, questo lungo viaggio attraverso il mondo.

Al tempo ero sprovveduto e senza alcuna esperienza ma oggi posso serenamente dire che due o tre cose su questo modo di vivere le ho ben capite.

Premetto che il mio esordio è stato segnato da grosse difficoltà dovute all’assenza totale di scambio d’informazioni tra colleghi viaggiatori, internet era agli albori e non c’era modo di ottenere risposte agli immensi dubbi prima di un viaggio.

Fatto sta che solo grazie alle vesciche sul sedere e a tanti altri inutili infortuni  ho capito cosa fare e cosa non fare in sella ad una bici.

Le convinzioni che ho sui materiali che uso oggi sono la normale conseguenza di una serie di sfortunate rotture capitatemi nei posti peggiori al momento peggiore.

Ho quindi elaborato delle semplici soluzioni tecniche per evitare il più possibile incidenti e poter fare così un viaggio più sereno e senza troppi problemi.

E allora perché non provare a rendere più divertente un viaggio in bicicletta per chi volesse provare?

Spesso ricevo mail da cicloviaggiatori che mi chiedono quale sia la bici giusta per fare un viaggio o che tenda ci voglia o che strada fare. Rispondo volentieri ma mi è davvero difficile accontentare le più svariate domande con dovizia di particolari anche perché le cose utili a sapersi sono davvero tante.

Per questo mi sembra conseguenza diretta tentare di dare più informazioni possibili agli appassionati e mettere a disposizione la mia esperienza per condividere questo bel modo di andare in bicicletta.

Ho deciso di far nascere questo blog sul mio nuovo sito internet e cercare d’infondere e diffondere più possibile il cicloturismo.

Tenterò di specificare ogni dettaglio tecnico e ogni scelta meccanica fatta, dare spiegazioni sui materiali e gli attrezzi davvero indispensabili e sopratutto confrontarmi su itinerari e aree del mondo davvero indicate per un’avventura indimenticabile.