DALLA SIBERIA FINO A CASA

Mi sono preparato per mesi ricercando l’equipaggiamento migliore in commercio e modificando meticolosamente tutta la mia attrezzatura in modo da non avere imprevisti di nessun genere in quell’ambiente molto pericoloso e dannatamente ostile alla vita.
Sono partito il 5 di Febbraio da Magadan, una avamposto costiero sul mare di Ochotsk, con la folle ambizione di attraversare la leggendaria “Strada delle ossa” fino a Jakutsk, in pieno inverno e durante il mese più Freddo.
Sono sopravvissuto alle interminabili notti siberiane con temperature oltre i -55°C mangiando cibo congelato per quasi due mesi e pervaso quotidianamente da inquietanti timori di non farcela a ritornare a casa.
Grazie alla tenacia e a un provvidenziale incontro con dei camionisti che mi hanno letteralmente salvato la vita dandomi riparo, sono riuscito a percorrere tutti i 2200km di questa stupenda e difficilissima strada.
Con la complicità della bella stagione in arrivo ho quindi fatto rotta verso sud e ho attraversato la Siberia centrale fino sulle sponde del lago Baykal ghiacciato.
Il viaggio sarebbe dovuto finire qui per impegni lavorativi che mi avrebbero costretto a rientrare ma purtroppo sono svaniti nel nulla all’improvviso. Quale posto migliore per perdere un’occasione di lavoro?
Non mi sono nemmeno posto la domanda “cosa faccio adesso?” e mi sono diretto immediatamente verso l’ambasciata Mongola per fare richiesta del visto d’ingresso che ho ottenuto con facilità.
Ho quindi inforcato la bici con direzione Ulan Bator dove mi sono curato una tendinite che quasi mi stava facendo rinunciare al viaggio. Dopo una settimana di riposo e cure mediche all’avanguardia ho ripreso a pedalare tra le montagne e le infinite steppe di questo meraviglioso paese. Solitudine e paesaggi sconfinati rendono la Mongolia il vero paradiso per i cicloviaggiatori più temerari.
Avrei voluto poi continuare verso sud fino in Cina ma il mio sogno di ritornare a pedalare lungo la grande muraglia si è schiantato contro la granitica burocrazia dell’ambasciata cinese che ha respinto il mio visto d’ingresso per ben tre volte.
L’unico modo quindi per continuare il mio viaggio è stato fare rotta verso l’Asia centrale con l’ambizione di raggiungere nuovamente Tashkent, capitale dell’Usbekistan, meta finale di un viaggio in tandem avvenuto nel 2010.
Dopo essermi però quotidianamente commosso tra le vette del Pamir ed essere stato ovunque accolto tra sorrisi ed ospitalità incredibile, ho maturato la brillante idea di non terminare il mio viaggio in Asia ma di continuare fino a casa.
Ho seguito la leggendaria “Via della Seta” tra rovine di antiche fortezze e deserti infuocati dove la solitudine è stata la mia migliore compagna di viaggio.
Ho poi navigato sul Mar Caspio fino in Azerbaijan e mi sono inerpicato sui freschi passi del Caucaso fino in Turchia. Poi lungo tutta la costa settentrionale fino in Grecia e quindi in Sud Italia e su fino a Casa.

Un viaggio molto più lungo, molto più difficile, molto più emozionante, e molto più interiore di ogni mia aspettativa.

2017

Anno

335

Giorni di viaggio

17.000

Chilometri percorsi

- 55°C

Temperatura minima raggiunta