LA PAURA

La Paura

 

Pochi giorni fa mi ha scritto un ragazzo chiedendomi se non ho mai avuto paura.

Ho risposto con entusiasmo ma ho come la sensazione di non essere stato del tutto esauriente.

Senza ombra di dubbio ho avuto paura durante i miei viaggi e credo di averla provata in molte sue sfaccettature più o meno terrificanti ma è stata sempre compagna fidata di ogni mia scelta e valutazione.

Partiamo però da un punto certo: che cos’è la paura? secondo wikipedia la paura è un’intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto.

Reale o supposto? ecco tutto si gioca qui!

Sono le nostre esperienze, le nostre conoscenze che ci suggeriscono se il pericolo è reale oppure no.

Ricordo le notti insonni in tenda durante i miei primi viaggi, sentivo rumori dappertutto e temevo che qualcuno mi potesse assalire mentre dormivo. Col tempo mi sono impegnato a trovare luoghi sempre più ben protetti e lontani da ogni malintenzionato e ho imparato a riconoscere i rumori della notte senza così attribuirli a mostri o a belve assetate di sangue. Per sfuggire a tutte le mie paure le ho studiate a fondo caso per caso e non ho mai osato affrontarle impreparato o senza un piano B. Pedalare nel bel mezzo della savana può sembrare un’idiozia ma se si conoscono i comportamenti dei predatori e dei grossi mammiferi si diminuisce drasticamente il rischio di essere sbranati. Conoscere le zone e gli orari di caccia dei leoni, capire come si comportano gli elefanti al cospetto di una silenziosa bicicletta, conoscere le specie letali di serpenti e altre cose ancora forniscono un’armatura quasi invulnerabile all’insicurezza e quindi alla paura.

Siamo noi che decidiamo se il pericolo è reale oppure no e la nostra valutazione cambia  a seconda di quanto sappiamo di quello che stiamo facendo. Per questo sostengo che un bell’antidoto contro la paura è la conoscenza, e non tanto dei propri limiti (che fa tanto figo ma che a mio avviso non vuol dire un bel niente) ma di tutte le varianti che ci possono essere la fuori.

Attraversare un deserto può facilmente diventare un’impresa mortale ma se si conosce bene il territorio studiandolo sulle mappe, se si escogitano delle vie di fuga per mettersi in salvo in caso qualcosa andasse storto, se si calcolano i viveri e le riserve d’acqua in maniera scrupolosa, se si studia la direzione dei venti e se si controlla minuziosamente l’attrezzatura onde evitare di rimanere in panne, beh non c’è più spazio alla paura ma ad una serena un’avventura indimenticabile.

Una volta inforcata la bicicletta si guarda solo avanti e ogni problema verrà risolto strada facendo in maniera più o meno ingegnosa. Di tutti i dubbi che ho avuto mentre studiavo le carte e le strade sulla mia scrivania non ne ho più nemmeno avuto il ricordo mentre pedalavo. La reattività del nostro cervello cambia così radicalmente mentre stiamo in viaggio che diventa un gioco da ragazzi confrontarsi con ciò che a casa ci sembrava impossibile. Ecco perché quando mi si chiede come fare a trovare da mangiare, come comunicare con la gente o come trovare da dormire, io rispondo sempre che succederà da sa e non vi rimane che provare per credere.

Comunque mi sento di poter affermare che qualsiasi siano le nostre più tremende paure troveranno facili soluzioni se si riuscirà a sconfiggere la più terribile di esse: La paura di partire.

Per i greci il viaggio più difficile era quello sulla soglia di casa e confermo assolutamente quanto detto più di 2500 anni fa.

E’ ancora oggi la mia più grande chimera e capisco benissimo chi si stupisce per chi riesce ad affrontarla. Sono infinite le ragioni per non mollare tutto, ognuna sufficiente a rimanere a casa con l’amata vita di tutti i giorni, ma basta poco, davvero poco per vivere un’esperienza inimmaginabile che cambierà i corso della propria esistenza per sempre.

La partenza io la paragonerei ad un tuffo dal trampolino, se si riflette troppo mentre si guarda la piscina da la su va a finire che non ci si tuffa, sono ottime le motivazioni per non farlo e va bene così, ma se si ha il coraggio di saltare è incredibile quello che succederà dopo.

Lo stomaco è contorto, la bocca s’impasta, i movimenti sono rallentati dalla paura che adesso ha lasciato il posto al terrore più assoluto. Le dita sporgono appena appena dall’asse di legno e la piscina appare drammaticamente troppo lontana.  Basta un passo, anzi anche meno, basta spostare il baricentro in avanti e il gioco è fatto. Ma come si fa? Col cavolo che mi butto di sotto, e se sbaglio e batto la testa sul trampolino? O se scivolo e cado in acqua di schiena? O se annego? Tutte ipotesi attendibili e sensate. Allora due passi indietro, mi guarda attorno per quantificare la figura di merda che sto facendo ma poco conta, due respiri profondi e , come per magia, penso a tutt’altra cosa, nel modo più assoluto vado con la mente nel luogo più lontano da qui. Ed ecco che l’istinto primordiale, non soggetto ai ragionamenti di logica, farà quei due passi veloci veloci per me e splash…sono in viaggio!

Lo ammetto io non ho mai avuto il coraggio di partire, ho semplicemente chiuso gli occhi e pensato ad altro.

Dino.